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23Maggio

Cos'è il diritto all'oblio?

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Negli ultimi tempi il diritto all'oblio è diventato argomento molto dibattuto sia in dottrina che in giurisprudenza, perché è il c.d. diritto ad essere dimenticati (dai motori di ricerca). Tutti noi abbiamo una memoria che tende a dimenticare le cose meno importanti per fare spazio a quelle importanti o, semplicemente, a quelle future. Ma i motori di ricerca, come Google, ricordano tutto e per molto tempo. È proprio questa caratteristica di Google ad essere oggetto di discussione, poiché molti fatti datati vengono riproposti dall'algoritmo di Google in base alle ricerche effetuate dagli utenti, senza considerare che alcune informazioni, anche se non più attuali e quindi di interesse collettivo, se rimesse in circolazione avranno come unico risultato quello di ledere i diritti dei soggetti interessati.

Si faccia l'esempio di Tizio che venti anni fa è stato coinvolto in un un procedimento penale il cui fatto è stato raccontato su di un giornale locale. Ad un certo punto il giornale decide di mettere online i propri archivi e quindi anche il fatto di Tizio, dopo venti anni, viene indicizzato e alla ricerca del suo nome e cognome, invece di uscire il profilo LinkedIn del rispettabile professionista uscirà una notizia che non è più interessante per nessuno e che, potenzialmente, potrà solo creare problemi.

Il diritto all'oblio nasce, quindi, per tutelare i soggetti dalla diffusione di informazioni potenzialmente lesive. Stando alla definizione data dalla Cassazione, "il diritto all’oblio salvaguarda la proiezione sociale dell’identità personale, l’esigenza del soggetto di essere tutelato dalla divulgazione di informazioni (potenzialmente) lesive in ragione della perdita (stante il lasso di tempo intercorso dall’accadimento del fatto che costituisce l’oggetto) di attualità delle stesse, sicché il relativo trattamento viene a risultare non più giustificato ed anzi suscettibile di ostacolare il soggetto nell’esplicazione e nel godimento della propria personalità".

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Guida Cancellazione Contenuti da Google

Di recente la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha affrontato il tema del diritto all'oblio in un caso che vedeva conivolto Google Spain. Google, fino ad ora, si è sempre e solo attivata per la rimozione dei contenuti che violavano il copyright così come imposto dal DMCA (Digital Millenium Copyright Act) e quindi snobbando il resto delle violazioni coma anche quella sui dati personali. Di diverso parere è la Corte secondo la quale "occorre affermare che il trattamento di dati personali realizzato per le esigenze di servizio di un motore di ricerca come Google Search, il quale venga gestito da un’impresa con sede in uno Stato terzo ma avente uno stabilimento in uno Stato membro, viene effettuato «nel contesto delle attività» di tale stabilimento qualora quest’ultimo sia destinato a garantire, in tale Stato membro, la promozione e la vendita degli spazi pubblicitari proposti dal suddetto motore di ricerca, che servono a rendere redditizio il servizio offerto da quest’ultimo.". Quindi il fatto di avere uno stabilimento sul territorio dell'Unione Europea implica a Google l'obbligo, come è giusto che sia, di sottostare alle normative comunitarie e nazioni.

Un aspetto importante di questa sentenza, che sta segnando un passo in avanti nella realizzazione del diritto all'oblio, è il fatto di rendere Google responsabile dei dati personali che i suoi algoritmi indicizzazione e mettono a disposizione degli utenti. Anche se i dati originali sono conservati nelle pagine dei siti che vengono indicizzate, nessuno può negare che è grazie a Google che quei siti ottengono visibilità e quindi quelle informazioni possono risultare potenzialmente lesive non tanto perché si trovano da qualche parte nel web ma per la diffusione che gli viene data mediante gli strumenti del motore di ricerca.

Se fino a "ieri" Google si è limitato a respingere le richieste indicando come unico responsabile il web master del sito, "oggi" le cose stanno cambiando quindi dobbiamo aspettarci un adeguamento da parte di Google che potrebbe avvenire anche nei prossimi giorni. Il pericolo, infatti, è quello di essere letteralmente invaso da richieste a cui dovrebbero seguire controlli per verificare l'effettiva idoneità per essere eliminati.

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Pubblicato in Reati Informatici, Diffamazione via Internet, Pedopornografia online

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